Tra incudine e martello
La situazione in Medio Oriente si riflette sui costi del carburante e ha effetti sulle imprese dei trasporti. Il caso di quelli privati nelle parole dei rappresentanti delle imprese associate di autobus Silbernagl, Pizzinini e Kronplatz Mobility.
In una economia fortemente interconnessa, ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza ha effetti anche sulle imprese locali. Lo dimostra il caso del caro-carburante esploso a seguito della guerra in Iran avviata a fine febbraio. Una situazione simile a quella del 2022, quando, sempre in febbraio, deflagrò la guerra della Russia all’Ucraina. I trasportatori privati si trovano ad affrontare una doppia difficoltà: l’aumento dei costi del carburante, la pratica impossibilità di alzarli a loro volta. Abbiamo parlato della situazione con Markus Silbernagl, titolare di Simobil Srl e Max Pizzinini dell’impresa Pizzinini e membro del Consiglio di amministrazione di Kronplatz Mobility (tutte e tre imprese associate).
Negli ultimi mesi i costi del carburante sono cresciuti notevolmente a causa della crisi in Iran. Quanto sta incidendo realmente sul vostro settore?
Sta incidendo in modo significativo. Rispetto a febbraio abbiamo registrato un aumento del gasolio tra il 25% e il 30%. Considerando che il carburante pesa per circa il 17-20% sui costi complessivi, quello che sta accadendo è davvero grave.
Come fate a gestire questi aumenti, considerando che operate con contratti pubblici?
Il problema principale è proprio questo: lavoriamo con contratti di servizio con la Provincia che prevedono adeguamenti legati all’inflazione, ma solo l’anno successivo. Se il prezzo del gasolio scende, recuperiamo, ma se resta alto o continua a salire, l’anno in corso va inevitabilmente in perdita.
Quindi il rischio economico resta a vostro carico nel breve periodo?
Esattamente. È un tema sia di bilancio sia di liquidità. Noi veniamo pagati con acconti mensili e il saldo arriva nella primavera successiva, quindi nel frattempo dobbiamo assorbire l’impatto degli aumenti.
Ci sono differenze rispetto al resto d’Italia nella gestione di questi contratti?
Sì. Noi, a differenza del 90% del resto d’Italia, siamo pagati principalmente a chilometro. Altrove è più diffuso il modello “net cost”, dove le aziende hanno anche introiti diretti dai biglietti. Questo cambia molto la struttura dei rischi.
Le istituzioni stanno intervenendo per sostenere il settore?
A livello statale, al momento gli interventi si sono concentrati su trasporto merci, agricoltura e pesca, ad esempio con crediti d’imposta. Il trasporto persone è rimasto escluso.
In passato ci sono stati interventi simili?
Sì, nel 2022 lo Stato era intervenuto con aiuti legati al caro carburante. In quel caso, tutti i gestori del trasporto pubblico locale, sia privati che pubblici, avevano beneficiato degli aiuti al di fuori dei contratti di servizio.
E a livello provinciale cosa si può fare?
L’unico intervento possibile sarebbe un’azione complessiva a sostegno del trasporto persone, senza distinguere tra diversi servizi. È una richiesta che stiamo portando avanti nel dialogo con la Provincia.
Nel frattempo, riuscite a scaricare questi aumenti sul mercato privato?
È molto difficile ribaltare i costi sul mercato privato, soprattutto in tempi brevi. I margini sono limitati.
Guardando al futuro, ci sono progetti per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili, diesel in primis?
Sì, c’è un confronto con la Provincia anche sul rinnovo dei mezzi. Si parla, ad esempio, di introdurre tra 30 e 35 nuovi autobus elettrici per il servizio extraurbano dell’Alto Adige tra la primavera e l’estate del 2027.
Qual è la vostra previsione per quest’anno?
Possiamo resistere qualche mese, ma senza interventi strutturali diventa complicato. Speriamo che la situazione si normalizzi, ma è evidente che serve un intervento pubblico che copra l’intero settore del trasporto persone. Senza questo, la sostenibilità economica è a rischio.