Persone

Welfare aziendale, vantaggio per tutti

24 Februar 2023

Un'azienda attenta alle esigenze del personale rende un servizio anche a se stessa. Il caso Unifix nelle parole di Nicoletta Zaffoni

Il welfare aziendale sta diventando sempre più evoluto e diffuso. Le prestazioni abbracciano una quantità crescente di temi e istanze del personale. E riescono a consolidare nella fiducia il rapporto tra collaboratori/collaboratrici e impresa stessa. Una esperienza in questo senso è quella di Unifix che dal 2018 ha introdotto il welfare aziendale. Iniziato in modo sperimentale, è ora un elemento fondamentale. Abbiamo chiesto a Nicoletta Zaffoni, CFO (Chief Financial Officer) di raccontarci il percorso effettuato dall’impresa di Terlano. La manager, altoatesina doc , ha iniziato la sua esperienza lavorativa nel 1996 nel gruppo Würth Italia per approdare nel 2014 nella consociata Unifix. Durante il suo percorso lavorativo ha sviluppato empatia e una comprensione profonda delle esigenze del personale: “Un collaboratore che sente di avere l’attenzione del datore di lavoro concretamente, riduce le preoccupazioni e vive meglio e in modo più produttivo le ore al lavoro” sottolinea Zaffoni.

Come è nata l’idea di introdurre il welfare aziendale?

Nicoletta Zaffoni

Nel 2013, con l’ingresso del nuovo CEO (Chief Executive Officer) Gernot Seebacher, in Unifix si sono introdotti nuovi processi di  valutazione riferiti ai diversi ambiti aziendali. In questo contesto uno dei quesiti emersi fu come aumentare il grado di soddisfazione del personale. Il modo più efficace e immediato poteva essere un aumento delle retribuzioni, soluzione che, analizzata più in profondità, veniva considerata solo una soluzione temporanea perché in futuro il tema si sarebbe comunque ripresentato. L’obbiettivo superiore era trovare un modo di dare un valore alla percezione della retribuzione in relazione alle tante esigenze che, come persone, ci si trova ad affrontare. È iniziata, quindi, un’analisi delle necessità dei nuclei familiari, cercando di capire quali erano gli aspetti che maggiormente appesantivano i collaboratori. Da qui abbiamo avviato un percorso per introdurre, dal 2018 in poi, un sistema di agevolazione a 360 gradi.

In che modo venite incontro ai bisogni del personale?

Abbiamo una piattaforma per il welfare alla quale ciascun collaboratore accede in modo individuale. Il budget per il welfare, deciso dall’azienda e che riguarda la quarantina di collaboratori interni, copre molte richieste del lavoratore e dei familiari. Si va dall’integrazione dei fondi pensione al contributo per le ferie in famiglia. Ma abbiamo previsto anche, visti i tempi di tassi in rialzo, la possibilità di intervenire sugli interessi passivi del mutuo per l’abitazione, riducendo così il peso dello stesso e le preoccupazioni legate a un incremento della rata.

Quali sono le prestazioni più utilizzate dal personale?

Le misure più richieste sono i buoni acquisto per la spesa, per la benzina. Molto apprezzati anche i rimborsi diretti in retribuzione delle spese sanitarie o delle tasse universitarie dei figli. E, ovviamente, i voucher collegati al tempo libero come, ad esempio, la prenotazione di pacchetti vacanza.

Come avete sviluppato il sistema?

La nostra scelta è stata quella di rivolgerci a un partner esterno e non, invece, di fare convenzioni dirette con gli erogatori dei servizi. Un modo per avere una gamma più ampia di risposte per il nostro personale e per contare su una messa a terra più rapida. Inizialmente il sistema ha riguardato solo i capireparto con l’obbiettivo di testare l’efficacia e l’efficienza del servizio. Una volta compreso che era la strada giusta, è stato esteso a tutti i dipendenti fissi in azienda.

 

Quale è stata la reazione dei collaboratori?

Hanno gradualmente compreso l’utilità e il beneficio del sistema e ora lo vedono in maniera molto positiva.  I nostri collaboratori sono soddisfatti perché verificano che si tratta di una forma più efficace di sostegno rispetto all’aumento della retribuzione, consente loro di mantenere lo stile di vita anche in fasi di aumento dei costi. Inoltre, il welfare aziendale si traduce in una immediata circolazione di risorse nell’economia. L’azienda ha da parte sua il vantaggio per cui il budget stabilito si traduce in un corrispettivo virtuale dal valore equivalente per il lavoratore, senza costi aggiuntivi se non quello del partner esterno. Ma soprattutto aumenta la soddisfazione e la fiducia del collaboratore, c’è una totale trasparenza a livello di gestione del piano Welfare. Il lavoratore capisce che l’azienda si sta preoccupando per lui e che non è considerato come un numero ma come una persona con le sue problematiche e le sue esigenze.

Ci sono dei meccanismi incentivanti?

Il budget complessivo è diviso in base a gruppi omogenei di attività in azienda. Ad esempio c’è il budget sul welfare per i lavoratori della logistica, per i responsabili, per il reparto Ced. Per ciascuna categoria si fissano degli obiettivi di produttività: se raggiunti, si ottiene un valore di welfare maggiore.

Quale è il vantaggio per personale e azienda?

L’azienda, da parte sua, ha collaboratori che si identificano maggiormente con il loro posto di lavoro, vede aumentare la propria reputazione e attrattività per nuovo personale. Sul piano economico riesce poi a premiare il personale con un costo inferiore rispetto agli aumenti salariali classici. I collaboratori, dal canto loro, hanno un supporto a 360 gradi non solo dentro ma anche fuori dal lavoro. In questo senso mi piace citare il fatto che abbiamo un coach aziendale che può intervenire su richiesta del singolo collaboratore per dare un sostegno nel caso di problemi familiari.

 

Vi preoccupate del collaboratore anche quando non è in azienda, quindi?

Dentro e fuori. Con il sistema di welfare abbiamo messo a disposizione bici elettriche per i collaboratori e i familiari. Il personale può usarle quando lavora, per andare a casa durante la pausa pranzo. Ma anche, prenotandola per sé e i suoi cari, durante il week-end. Per aumentare il benessere sul lavoro, invece, abbiamo istituito una gaming room con freccette e calcetto per la pausa caffè, una palestra all’interno dell’azienda in cui facciamo incontri formativi con un esperto su salute e benessere fisico.

L’ascolto dei collaboratori sul benessere lavorativo come avviene?

Ogni settimana il venerdì mandiamo 3 domande online. Una è fissa e recita; “come ti sei sentito questa settimana sul posto di lavoro?” mentre le altre due cambiano. Dalle risposte e anche dalle non risposte capiamo come stanno i collaboratori e possiamo intervenire.

Qual è l’aspetto decisivo affinché il welfare aziendale funzioni?

Va compreso che il welfare aziendale non è solo orari flessibili o smart working, ma un sistema che fa capire alla persona che lavora in azienda che è importante in tutti gli aspetti della sua vita. L’obiettivo è di stabilire un rapporto umano con il collaboratore, di fargli capire che è una risorsa in cui abbiamo fiducia. Un esempio è quello di aver tolto la timbratura del cartellino. Perché funzioni serve un cambiamento culturale da parte di chi gestisce l’azienda che deve imparare a preoccuparsi a 360 gradi del benessere lavorativo, psicologico ed economico dei propri collaboratori.