Numeri

Più forte delle incertezze geopolitiche

12 Juni 2026

L'export dell'Alto Adige cresce nel primo trimestre del 2026. Grazie alla forza delle sue imprese, in particolare di quelle manifatturiere.

Più forte delle incertezze geopolitiche e delle crisi che creano danni alle catene di approvvigionamento, aumento dei costi energetici, volatilità e imprevedibilità sui mercati. L’export altoatesino si conferma capace di superare le difficoltà, grazie alla capacità delle imprese, in particolare manifatturiere (cui va attribuito il merito di oltre l’80% delle esportazioni), di cercare nuovi mercati e di rimanere competitive a livello globale.

Aumento grazie ai mercati extra-Ue

Nel periodo gennaio-marzo 2026 le merci esportate dall’Alto Adige hanno visto aumentare il valore di circa lo 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. In valore assoluto si tratta di circa 1,871 miliardi di euro (dati Astat), che non è record, visto che il primo trimestre che primeggia nelle serie storiche è relativo al 2024, quando venne superata quota 1,9 miliardi di euro. Se i mercati Ue hanno assorbito meno prodotti made in Alto Adige (calo dello 0,5%), quelli più lontani hanno compensato. I Paesi extra Ue hanno visto crescere del 4,4%. L’Europa a 27 pesa ancora per oltre il 71%, per circa il 28% invece l’area extra-Ue.

Recupera la Germania, male l’Austria, crollo Usa

Se si guarda ai primi tre mercati di sbocco delle merci altoatesine, si vede un andamento in chiaroscuro. La Germania, primo mercato in cui va il 31% dell’export altoatesino, cresce dell’1,8%. Giù invece l’Austria, secondo mercato con circa il 9%, che scende del 5,5%. Crollano gli Usa, a causa dell’effetto dazi e delle incertezze dovute alla situazione geopolitica: qui l’export sul primo trimestre 2025 è sceso di quasi il 26%. Bene la Spagna (+22,2%) e benino anche la Francia (+1,4%). Alta, da trimestre a trimestre, la volatilità nei mercati e nelle performance dell’export. Il Mercosur, per il quale l’accordo di libero scambio Ue, è entrato in vigore dopo la rilevazione trimestrale, quasi raddoppia in un anno, passando da 11 a 20 milioni di euro di export (cifre ancora piccole, ma con possibilità di crescere).

 

Uno sguardo ai settori

Il principale settore esportatore risulta essere quello dei Prodotti alimentari che pesa per il 16,6%, seguiti dai Prodotti dell’agricoltura (14,9%), dai Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (12,9%), dagli Apparecchi elettrici (12,6%), dai Macchinari e apparecchi non classificati altrove (12,0%) e dai Mezzi di trasporto (10,4%). Tali settori rappresentano il 79,4% delle esportazioni totali. Rispetto al primo trimestre 2025 aumentano le esportazioni in tre dei sei settori merceologici più importanti: il settore dei Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+17,3%) fa registrare il rialzo maggiore, seguono Macchinari ed apparecchi n.c.a. (+6,7%) e Prodotti alimentari, bevande e tabacco (+0,7%). Al contrario, i settori Mezzi di trasporto (-18,4%), Apparecchi elettrici (-10,0%) e Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-2,1%) fanno registrare una diminuzione.

Giù le importazioni

Calano fortemente le importazioni che si fermano ben al di sotto del miliardo e 300 milioni di euro. Un segnale da tenere in considerazione e che ha a che fare con le difficoltà di reperire materie prime e prodotti attraverso le catene di approvvigionamento (ad esempio con il blocco del traffico dal Medio Oriente e in particolare dallo Stretto di Hormuz). Il dato rispetto al primo trimestre del 2025 è calato del 27% e di quasi 500 milioni ed è il secondo più basso da cinque anni ad ora (nel primo trimestre del 2021 si erano registrati 1,19 miliardi di euro).