Olimpiadi invernali e imprese: una storia lunga 70 anni
L’economista dello sport Andrea Goldstein accende i riflettori sugli aspetti economici che i Giochi portano con sé e sul ruolo delle aziende.
Le imprese e le Olimpiadi invernali: una prospettiva diversa per raccontare i Giochi partendo dal ruolo delle aziende e dalle ricadute sull’economia che la kermesse comporta. In Italia la svolta per il rapporto tra il mondo produttivo e l’evento a cinque cerchi prende avvio 70 anni fa. Nel 1956 con l’edizione invernale di Cortina. Allora come oggi, nel 2026 anno dei Giochi olimpici invernali che si tengono anche in Alto Adige, il ruolo delle imprese eccellenti è fondamentale per la riuscita organizzativa del grande evento. L’economista Andrea Goldstein nei suoi libri “Cortina 1956. Un’Olimpiade tra Guerra fredda e Dolce vita” e “Quando l’importante è vincere. Politica ed economia delle Olimpiadi” lo illustra con grande profondità e passione.
Settant’anni fa, come oggi, si svolgevano nel Nord Italia le olimpiadi invernali. Che ruolo gioca Cortina ’56 nel rapporto tra Giochi e imprese?
A Cortina prende avvio un quadro di collaborazione tra i Giochi e il sistema imprenditoriale italiano, in particolare quello della manifattura che si sarebbe poi approfondito in maniera strutturale nei decenni a venire. Le grandi imprese italiane, così come i distretti industriali più rappresentativi del Bellunese, furono quindi protagonisti dei Giochi.
Come si sviluppò concretamente all’epoca?
Ci furono di fatto tre livelli di collaborazione. Si trattò infatti per le imprese di essere fornitori di beni, di servizi e di operare, seppure con modalità ancora poco strutturate e complete, come sponsor.

Ci può fare degli esempi specifici?
Tra le grandi imprese possiamo citare la Fiat e l’Olivetti che agirono come fornitori di beni e di servizi e di materiale per lo sport. La casa automobilistica mise a disposizione dell’organizzazione olimpica i propri autoveicoli e in particolare la Carmagnola, che era il fuoristrada dei tempi, fondamentale per lo spostamento sulle strade innevate. Ne fece uso anche il Presidente del Cio di allora. Olivetti mise a disposizione le telescriventi che servivano ad esempio per il centro stampa. Tale fu la visibilità di tale fornitura che il Principe Ranieri di Monaco quando si sposò con l’attrice americana Grace Kelly nell’aprile del 1956 chiese a Olivetti di equipaggiare la sala stampa dedicata all’evento proprio con le sue macchine.
Anche la manifattura del territorio ebbe un ruolo rilevante?
I distretti distretti industriali più rappresentativi del Bellunese (occhialeria e attrezzature sportive) furono protagonisti dei Giochi come fornitori. La visibilità fu notevole anche per la visita del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi alla fabbrica Safilo. In questo senso i Giochi olimpici sono una vetrina per evidenziare le imprese eccellenze del territorio.
La situazione da allora si è modificata?
Ora c’è una presenza molto più importante delle imprese nei Giochi molto più strutturata e consolidata, con un ruolo delle imprese che operano nel campo sportivo molto rilevante. Senza dimenticare quelle che realizzano le opere per infrastrutture o impianti sportivi.

Come valutare infine i Giochi sotto il profilo economico e della sostenibilità?
Occorre distinguere l’impatto dal lascito. Un aspetto riguarda gli investimenti per le Olimpiadi, un altro è il lascito legato all’utilizzo delle infrastrutture e al contributo di visibilità dei territori in cui si svolgono. I grandi eventi spingono poi anche gli investimenti. Per quanto riguarda la sostenibilità, il paradigma tra 1956 e oggi è stato rivoluzionato. All’epoca c’era meno consapevolezza rispetto al tema, adesso esso è una priorità di chi le organizza.