Export e geopolitica
Il primo semestre del 2026 evidenzia una lieve frenata delle esportazioni altoatesine. La strada dei nuovi mercati e dei prodotti innovativi.
Una lieve frenata dell’export ha caratterizzato il primo semestre del 2026. In termini nominali si tratta di circa due milioni di euro in meno, anche se in termini reali, ovvero depurando l’inflazione, l’arretramento è maggiore. Secondo i dati Astat e Istat relativi al periodo gennaio-giugno del 2026 le merci vendute all’estero dalle imprese altoatesine si sono fermate a 3,840 miliardi di euro. Erano stati 3,842 miliardi di euro nel periodo gennaio-giugno del 2025. L’arretramento è frutto del calo fatto registrare nel secondo trimestre del 2026 come evidenziano i dati dell’Astat. Per crescere si cercano nuovi mercati oltre a quelli tradizionali, dentro e fuori la Ue (vedi la crescita della Spagna o dell’Arabia Saudita) si punta su prodotti ad alto contenuto di innovazione che possano essere vincenti in mercati di nicchia. Sui risultati ha influito il clima di incertezza collegato alle instabilità geopolitiche.
Le incertezze geopolitiche pesano
Il primo semestre fa segnare una sostanziale frenata della Germania con una economia in stagnazione, una tenuta dell’Austria nonostante un andamento del Pil modesto e un calo considerevole per gli Usa, dove l’incertezza legata alle politiche dell’amministrazione americana sui dazi (con gli stop and go e i dubbi sulla percentuale degli stessi da applicare alle merci in partenza dalla UE) si è fatta sentire con particolare intensità.
Export fermo, import in calo: migliora il saldo commerciale
Il primo semestre del 2026 vede l’export fermarsi di fatto a quota 3,8 miliardi di euro. Le importazioni nello stesso periodo calano di uno 0,6% a quota 3,3 miliardi di euro. Il saldo commerciale dell’Alto Adige è quindi positivo e in crescita a quota 467 milioni di euro. Tra le voci che segnalano i cali più rilevanti ci sono gli autoveicoli (-13,9%), i prodotti dell’agricoltura (-6,8%), le apparecchiature elettriche (-5,9%) e le bevande (-3,6%). Aumentano invece l’export i prodotti chimici (+52%), i prodotti della metallurgia (+19%), i prodotti in metallo (+15%) e i prodotti in legno (+7%).

Un’analisi per comparti e Paesi principali
Gli esiti del primo semestre sono dunque i seguenti per i tre principali mercati di sbocco per l’Alto Adige. La Germania pesa per il 29,6%, l’Austria per il 9,5%, lgli Usa per il 5,9%.
Per la Germania la differenza è praticamente nulla (+0,3%) con 1,137 miliardi di euro di merci esportate. Se calano i mezzi di trasporto e i prodotti alimentari, crescono invece gli apparecchi elettrici che fanno segnare un aumento del 6,8% in un anno.

Per l’Austria: si rileva un aumento del 2,6% delle esportazioni altoatesine che superano nel semestre i 366 milioni di euro. Merito in particolare delle apparecchiature elettriche che aumentano del 20% circa in un anno e dei prodotti in legno che crescono del 14%, compensando così altri prodotti meno richiesti nel semestre. Ad esempio i prodotti della metallurgia (-10%) o dell’agricoltura (-39%).
Per gli Usa: il calo è del 21% tra il primo semestre 2026 e il primo semestre del 2025. Si fanno sentire le incertezze legate allo stop and go sui dazi Usa. Le esportazioni si sono collocate a quota 230 milioni di euro rispetto agli oltre 291 milioni di un anno prima. Tra i vari prodotti, il segno meno lo fanno segnare gli apparecchi elettrici (da 63 milioni a 12 in un anno), i macchinari non altrimenti classificabili e gli autoveicoli, nonché le bevande (gli Usa assorbono una quota importante della produzione enologica altoatesina).
Crescono Francia e Arabia Saudita, bene la Spagna
Verso la Francia le esportazioni altoatesine aumentano del 2,6% a 213 milioni di euro (con una buona crescita di legno e prodotti in legno, articoli di abbigliamento, e un boom degli autoveicoli che quasi raddoppiano). Ancora maggiore la crescita verso la Spagna che supera i 204 milioni di euro a +52%, risultato trainato dagli autoveicoli (+144%), ma anche dai prodotti alimentari (+58%) e dai macchinari e apparecchiature non altrimenti classificabili (+56%). Bene anche l’export verso l’Arabia Saudita nonostante la situazione di guerra in quelle zone: l’export nei primi sei mesi dell’anno è cresciuto del 4,4% superando i 54 milioni di euro.
